Sacra rappresentazione

 

IL PIANTO della MADONNA

 

Di Jacopone Da Todi

Coro gregoriano VOCE MEA – S.Giustina (BL)

Dir. Maria Silvia Roveri

“Donna de Paradiso” è il primo esempio di Lauda drammatica e il massimo lavoro di Jacopone da Todi, il poeta più originale del Duecento.

La lauda, letta nel suo testo originale in dialetto umbro, racconta gli ultimi, drammatici momenti della vita di Cristo. Jacopone mette in scena una sorta di Passione della Vergine. L’impostazione teatrale di questo testo  si inserisce nella tradizione della lauda perugina che era affidata alla recitazione di alcuni solisti e di un coro, e costituisce un passo importante verso quello spettacolo che nel Quattrocento avrebbe preso il nome di “sacra rappresentazione”.

I tre personaggi principali sono:

–        il Nunzio che esorta Maria a correre ai piedi della croce e successivamente descrive i particolari della crocifissione in maniera fortemente realistica;

–        Maria, la quale, inutilmente, cerca di chiamare in causa vari interlocutori; prima chiede aiuto a Maddalena, che però tace; all’invocazione rivolta a Pilato, risponde in modo ostile la folla, il cui Crucifige sancisce la scelta in favore di Barabba. Nessun effetto ottiene neanche l’invocazione al Popolo. Allora Maria invoca ripetutamente il Figlio. Infine, in mancanza di una risposta, Maria chiama come sua interlocutrice la Croce, ribadendo la propria umanissima, ma inascoltata protesta sull’innocenza di Gesù.

–        La voce di Cristo che scende dall’alto della Croce, appartiene a una dimensione soprannaturale, molto diversa da quella di Maria. Dapprima Egli rimprovera affettuosamente la madre per essersi recata in quel luogo; poi le ricorda il suo dovere di rimanere a fianco degli apostoli; infine, di fronte al suo disperato «voglio teco morire», la affida all’apostolo Giovanni.

Nella Lauda vi sono riferimenti impliciti alla Trinità: non è certo casuale che Cristo pronunci esattamente tre battute, come non è casuale il fatto che il racconto della crocifissione fosse anch’esso contenuto in tre strofe. Il vocativo «mamma», ripetuto per tre volte da Cristo; Maria, che rimane umanissima perfino quando chiama in causa il mistero della Trinità (la triplice invocazione: «Figlio, pat’e mmarito»)

Il lamento funebre di Maria, ricomincia nell’ultima parte della lauda e si protrae fino alla fine. La scena drammatica cede il posto all’elegia, con un crescendo patetico affidato in gran parte all’iterazione del vocativo «Figlio». Il lamento con cui si chiude la lauda costituisce una conferma della sostanziale incomunicabilità tra il piano umano e il piano divino.

Intervallati alla lettura vengono proposti brani in stile polifonico, alcuni canti tratti dal repertorio gregoriano, ed altri appartenenti alla tradizione popolare.

PROGRAMMA musicale

 La rappresentazione si apre con il canto gregoriano “Pueri Hebraeorum “, antifona  processionale della Domenica delle palme, il cui ritornello dice: “I bambini degli ebrei, portando rami d’ulivo, andarono incontro al Signore acclamando e dicendo: Osanna al figlio di David”.

Ave verum Corpus” di W.A. Mozart (1756-1791), è un canto eucaristico. Il testo dice:  “Salve, vero corpo, / nato da Maria Vergine, / che veramente patì e fu immolato / sulla croce per l’uomo, / dal cui fianco squarciato / sgorgarono acqua e sangue: / fa’ che noi possiamo gustarti / nella prova suprema della morte”.

Vexilla Regis” è un Inno del Venerdì Santo cantato a strofe alternate: una in gregoriano e una in stile polifonico. L’inno venne composto nel VI secolo da Venanzio Fortunato (530-607) in occasione dell’arrivo a Poitiers nel 568 di una grossa reliquia della Santa Croce.

Gesù mio con dure funi”, un canto della tradizione popolare della Passione, vede la prima pubblicazione del testo nel 1738, in una raccolta di “canzoncine divote” pubblicata da Gennaro Maria Sarnelli,  un prete napoletano seguace di Sant’Alfonso  Maria de’ Liguori.  Pare che quasi tutte le “canzoncine” fossero in realtà opera di sant’Alfonso stesso. E’ uno dei canti della processione del Giovedì e del Venerdì Santo.

O capo insanguinato”, corale di J.S.Bach (1685-1750), è una delle melodie più diffuse a livello europeo e nordamericano come Inno per la Quaresima e il Tempo di Passione. E’ tratto dal latino Salve caput, un lungo testo poetico sulla Passione di Cristo e attribuito a Arnolfo di Lovanio (c. 1240-48), monaco cistercense e Abate di Villiers in Brabante.

Stabat Mater” : è una sequenza del XIII secolo, il cui testo è attribuito a Jacopone da Todi. La prima parte è una meditazione sulle sofferenze di Maria,  durante la crocifissione e la Passione di Cristo. La seconda parte è una invocazione in cui l’orante chiede a Maria di farlo partecipe del dolore provato da Maria stessa e da Gesù durante la crocifissione e la Passione. Viene qui eseguita nella versione a cori alternati (polifonico e gregoriano) composta da G.Tartini (1692-1770)

Media vita” è un Responsorio ambrosiano del quarto sabato di Quaresima e attribuito a Nokter Balbulus (X sec.), monaco di San Gallo in Svizzera. Il testo è pieno di drammaticità e di sentita contrizione, con la certezza che l’Ira di Dio (“pro peccatis nostris juste irasceris“) è in realtà un’ira giusta che purifica, deterge e salva: “Sancte et misericors Salvator”.

Tu nella notte triste” è nuovamente un corale di J.S.Bach per la Quaresima.

Che male ho fatto mai”  è’ la traduzione italiana di uno dei tre “Improperia” (Popule meus, quid feci tibi?), cioè quei versetti cantati  durante l’adorazione della Croce del Venerdì Santo. Il testo immagina i “rimproveri” che Gesù rivolge agli ebrei dalla croce; parte degli Improperi sovrappongono le parole di Cristo a quelli di Dio stesso quando ricorda agli ebrei la salvezza concessa attraverso Mosé.
Il rito degli Improperia è antichissimo, già testimoniato a Gerusalemme nel III sec. (descritto dalla pellegrina Eteria) e accolto in Occidente verso il VI secolo.

Christus factus est” è un Responsorio Graduale per la Domenica delle Palme, cantato anche alle Lodi del Giovedì, Venerdì e Sabato Santo. E’ uno dei brani gregoriani in cui più alta è la simbiosi tra testo e melodia: esso si dilunga sulla meditazione della “kenosi” di Cristo, il suo umiliante svuotamento fino alla morte, e alla morte di croce. Ma proprio nel contemplare l’abbassamento il testo di san Paolo vede l’esaltazione di Cristo, che ha ricevuto nella risurrezione un nome che è sopra ogni nome.

Voi ch’amate lo Criatore” è una Lauda duecentesca dal Laudario di Cortona, per voce solista. E’ il pianto di Maria sul Figlio morto. Il testo è molto struggente, su una melodia semplice, ma di grande effetto.

Attende Domine” è un Inno dalla liturgia mozarabica che mirabilmente sottolinea il carattere penitenziale del Tempo di Quaresima e con il quale si conclude la Sacra rappresentazione. La supplica non è solo rivolta a Dio Padre, ma anche a Cristo Redentore, colui che, in virtù del suo farsi carico dei nostri peccati, affronta e vince la morte facendo di noi un popolo di redenti.

TESTO

Jacopone da Todi  – Il pianto della Madonna

Nunzio Donna del paradiso,
lo tuo figliolo è priso,
Jesu Cristo beato.Accurre, donna, e vide
5 che la gente l’allide !
credo che ‘llo s’occide,
tanto l’on flagellato.
Madonna Como esser porrìa
che non fece mai follia,
10 Cristo, la speme mia,
om’ l’avesse pigliato ?
Nunzio Madonna, egli è traduto,
Juda sì l’ha venduto
trenta denar n’ha ‘vuto,
15 fatto n’ha gran mercato.
Madonna Succurri, Magdalena,
gionta m’è adosso piena !
Cristo figlio se mena,
como m’è annunziato.
Nunzio 20 Succurri, Donna, aiuta !
ch’al tuo figlio se sputa
e la gente lo muta,
hanlo dato a Pilato.
Madonna O Pilato, non fare
25 lo figlio mio tormentare,
ch’io te posso mostrare
como a torto è accusato.
Popolo Crucifige, crucifige !
Omo che se fa rege,
30 secondo nostra lege,
contradice al senato.
Madonna Priego che m’entendàti,
nel mio dolor pensàti;
forsa mò ve mutati
35 de quel ch’avete pensato.
Nunzio Tragon fuor li ladroni
che sian suoi compagnoni.
Popolo De spine se coroni !
ché rege s’è chiamato.
Madonna 40 O figlio, figlio, figlio !
figlio, amoroso giglio,
figlio, chi dà consiglio
al cor mio angustiato ?Figlio, occhi giocondi,
45 figlio, co’ non respondi ?
figlio, perché t’ascondi
dal petto o’ se’ lattato ?
Nunzio Madonna, ecco la cruce,
che la gente l’aduce,
50 ove la vera luce
dèi essere levato.
Madonna O croce, que farai ?
el figlio mio torrai ?
e che ce aponerai
55 ché non ha en sé peccato ?
Nunzio Succurri, piena de doglia,
ché ‘l tuo figliol se spoglia;
e la gente par che voglia
che sia en croce chiavato.
Madonna 60 Se glie tollete ‘l vestire,
lassàtelme vedire
come ‘l crudel ferire
tutto l’ha ‘nsanguinato.
Nunzio Donna, la man gli è presa
65 e nella croce è stesa,
con un bollon gli è fesa,
tanto ci l’on ficcato !L’altra mano se prende,
nella croce se stende,
70 e lo dolor s’accende,
che più è multiplicato.Donna, li piè se prenno
e chiavèllanse al lenno,
onne iontura aprenno
75 tutto l’han desnodato.
Madonna Ed io comencio el corrotto.
Figliolo, mio deporto,
figlio, chi me t’ha morto,
figlio mio delicato ?
80 Meglio averìen fatto
che ‘l cor m’avesser tratto,
che, nella croce tratto,
starce descilïato.
Cristo Mamma, o’ sei venuta ?
85 mortal me dài feruta,
ché ‘l tuo pianger me stuta,
ché ‘l veggio sì afferrato.
Madonna Figlio, che m’agio anvito,
figlio, patre e marito,
90 figlio, chi t’ha ferito ?
figlio, chi t’ha spogliato ?
Cristo Mamma, perché te lagni ?
voglio che tu remagni,
che serve i miei compagni
95 ch’al mondo agio acquistato.
Madonna Figlio, questo non dire,
voglio teco morire,
non me voglio partire,
fin che mò m’esce il fiato.
100 Ch’una agiam sepultura,
figlio de mamma scura,
trovarse en affrantura
mate e figlio affogato.
Cristo Mamma col core affetto,
105 entro a le man te metto
de Joanne, mio eletto;
sia il tuo figlio appellato.
Cristo Joanne, esta mia mate
tollela en caritate
110 aggine pietate
ca lo core ha forato.
Madonna Figlio, l’alma t’è uscita,
figlio de la smarrita,
figlio de la sparita,
115 figlio attossicato !Figlio bianco e vermiglio,
figlio senza simiglio
figlio a chi m’appiglio ?
figlio, pur m’hai lassato.
120 Figlio bianco e biondo,
figlio, volto iocondo,
figlio, perché t’ha el mondo,
figlio, così sprezato ?Figlio, dolce e piacente,
125 figlio de la dolente,
figlio, hatte la gente
malamente treattato !O Joanne, figlio novello,
morto è lo tuo fratello,
130 sentito aggio ‘l coltello
che fo profetizzato.Che morto ha figlio e mate
de dura morte afferrate,
trovarse abracciate
135 mate e figlio a un cruciato.